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Napoletanità arte  miti e riti a Napoli  (vol. II)

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Cap.44
Il patetico canto dei neomelodici


Il successo della musica neomelodica si può far risalire a non più di venti anni fa, quando nomi come quelli di Franco Ricciardi o Ida Rendano cominciarono a divenire noti nei quartieri popolari e nello stesso tempo Gigi d’Alessio cercava di assurgere ad una dimensione nazionale con un brano dal titolo esplicativo Fuori dalla mischia tour.
Questi patetici menestrelli, cantori di un amore contemporaneo, infarcito di sms e di videochiamate, sono oggetto di una venerazione sproporzionata da parte di un esercito di fan scatenati, costituito da decine di ragazze dai dodici ai venticinque anni, disposte ad attendere per ore sotto una sala di registrazione, con lo sguardo languido e la camicetta sbottonata, sventolando una sua foto e chiedendole supplichevoli un bacio.
Questo nugolo di cantanti neomelodici, che allieta le feste della Napoli più popolare e della provincia, ha molteplici occasioni di mettersi in mostra, perché all’ombra del Vesuvio, ad eccezione dell’estrema unzione ogni sacramento viene santificato tra parenti ed amici, dal battesimo alla cresima, dalla prima comunione al matrimonio, senza considerare le molteplici feste di piazza in onore di santi più o meno patroni e le trasmissioni delle televisioni locali, attraverso le quali, con una piccolissima spesa, si può parlare in diretta con il proprio beniamino, chiedergli una canzone o una dedica o addirittura ingaggiarlo per un banchetto o una cerimonia nuziale.
Il settore può essere assimilato alla grande tradizione cittadina della contraffazione. Dopo aver imitato alla perfezioni griffe della moda e profumi francesi, oggi si sviluppano idee a basso costo, una Bollywood in piena regola, che ha sviluppato una sorta di mercato della musica low cost al di fuori delle logiche di profitto delle grandi case discografiche.
Questo universo parallelo che anima, col frastuono delle sue canzoni, la vita dei vicoli ed i palazzoni della periferia più degradata, è stata sempre giudicata con severità dalla morale borghese, salvo nei primi anni della sua nascita, quando sgorgò come un pollone spontaneo dalle visceri della città, salutata con entusiasmo dalla intellighenzia di sinistra come una manifestazione spontanea di parte dell’anima più profonda della napoletanità.
In seguito politici ed intellettuali non hanno perso occasione pubblica per sottolineare la sub cultura dei neomelodici, usi a glorificare il camorrista come eroe positivo e chi lo denuncia come un infame e la contiguità del mondo della canzone popolare e la criminalità organizzata, dimenticando che la piovra, o meglio ancora ”o sistema” avvolge tranquillamente, senza che nessuno protesti, tutte le attività imprenditoriali.
La polemica non è accolta dall’ambiente dei neomelodici, anzi, alcuni esponenti di spicco ci hanno tenuto a controbattere che i loro testi rispecchiano la realtà che li circonda, è necessario cambiare Napoli, non certo le parole delle canzoni.
I benpensanti collocano questo tipo di musica, sia chi la esegue che chi la ascolta, nella stessa categoria dove vengono collocati gli ultras delle curve o i contestatori di una discarica, personaggi pittoreschi quanto infrequentabili.
L’ambiente in cui nasce un nuovo cantante è sempre lo stesso, come pure il cammino verso la celebrità, anche se relegata a matrimoni e feste di piazza.
La famiglia del fanciullo dalla bella voce è costantemente di infimo livello sociale, ma dotata di una grande voglia di riscatto sociale, un riscatto che non prevede lo studio né il preparasi seriamente ad apprendere un mestiere, ma fa affidamento a doti naturali: un buon dribling, una voce ben intonata, delle forme ben aggraziate; calciatore, cantante, velina sono i sogni proibiti di una generazione perduta per l’insipienza dei loro genitori.
Prima della pubertà eccoli in sala di registrazione per incidere il primo disco, primo passo verso la fama, che però richiede un notevole sacrificio economico, con denaro preso in prestito, oltre a perdere giornate di scuola per le prove, le incisioni e le serate, ma i genitori, lontani anni luce dalla cultura, minimizzano: tanto finirà per sistemarsi grazie alla voce, mentre la scuola non serve a niente.
I soldi per le prime fasi della carriera provengono da usurai che vivacchiano nell’ambiente musicale, pronti ad accettare una restituzione attraverso serate, spesso presso persone poco raccomandabili o contratti capestro, che legano per la vita una giovane promessa ad un impresario.
Se andiamo ad esaminare il substrato antropologico, che sottende al genere neomelodico scopriremo che l’amore è, come ai tempi dei giullari o del Dolce stil novo, il motore di tutta la poetica dei neomelodici, un sentimento a seconda dei casi eterno o fugace, virginale e platonico o sfacciato ed impudico, costantemente retorico e strappalacrime. Oltre all’amore una componente fondamentale è costituita dalla telefonia cellulare il tramite attraverso cui dialogano i protagonisti. Un esempio calzante è fornito da uno dei successi di Maria Nazionale: Ossessione, incentrata su una conversazione tra due amanti impossibili.
Il comico si alterna al tragico con nonchalance, come la commistione di valori tradizionali, quali il culto della verginità e l’attaccamento alla famiglia, inneggiato da volti lampadati e capigliature bizzarre.
In molte feste di paese troneggia la statua di Padre Pio, costretta ad ascoltare, oltre alla Madonnina dai riccioli biondi, canzoncine a sfondo erotico come ‘A campagnola o Te piace ‘o gelatino. Una fusione in salsa nazional popolare di sacro e profano, che vede come cantori improponibili personaggi come Jo Donatello o Gigione, mentre tra la folla convivono senza problemi vecchiarelle senza denti e prodi fanciulle con indosso minigonne estreme (chiù cort’ de’ mutande), che cercano disperatamente come recitano i versi della melodia: nu guaglione che ‘e vo’ bene e poi s’è sposa.
Ragazzine giovanissime che costituiscono l’unica allegria di oscure periferie o di antichi paesi, assorbiti dai tentacoli urbanistici e ridotte a tristi dormitori.
La musica neomelodica rappresenta il volto genuino di gran parte della popolazione partenopea ed un pessimo biglietto da visita per pubblicizzare la città. Con il progressivo abbassamento dell’età dei suoi protagonisti, complici importanti trasmissioni della televisione di stato, in onda proprio dall’auditorium di Napoli, la competizione tra album e videoclip è divenuta ancora più frenetica, senza che gli organizzatori di questo squallido baraccone, abbiano mai favorito il passaggio ad un panorama nazionale di interpreti legati al vicolo ed al piccolo cabotaggio dei matrimoni e delle emittenti private.
La passione per i neomelodici ha sviluppato negli ultimi anni una moda perversa tra gli studenti dei quartieri popolari: il filone party, il poter trascorrere una mattinata dalle 9 alle 13 in una discoteca ad ascoltare dal vivo per 10 euro i propri beniamini, il tutto organizzato, sfruttando facebook, da un gruppo di organizzatori giovanissimi denominato Staje a casa toje.
Come sono lontani i tempi in cui chi marinava(vocabolo caduto in disuso) la scuola puntava sul defunto Roxy o sull’attuale Modernissimo se abitava in centro o le sale dell’America a san Martino se frequentava istituti del Vomero. Io persolmente preferivo il Bellini, allora solo cinematografo, perché, con una piccola mancia alla maschera, ci si poteva accomodare in uno dei palchi superiori, dove, se si era con una ragazza, tutto si faceva salvo che vedere il film.

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Ida Rendano


Gigi D'Alessio


Maria Nazionale


Napoletanità arte  miti e riti a Napoli  (vol. II)

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